Abituati fin da piccoli a rotolarsi col cane e infangarsi fino alle orecchie (mentre le bambine, tutte infiocchettate, stavano attente a non sporcarsi i vestitini nuovi), curati dalla mamma che li serviva come piccoli principi, non è che si siano convinti che lo sporco non ci sia: ma che si smaterializzi quando loro non guardano, quello sì. Le mutande abbandonate sul pavimento volano nel cesto dei panni sporchi, i gatti di polvere sotto il letto escono di casa in fila per sei col resto di due, il lavandino della cucina si svuota misteriosamente della pila di piatti che vi giace da due giorni, e le stesse mutande che prima erano volate nel cesto ricompaiono per magia sullo stendipanni e poi, secondo lo stesso oscuro procedimento, si spostano nel loro cassetto, dove si piegano da sole e vanno a nanna da brave bambine, prima di essere ripescate e ricominciare il ciclo. Smettere di vivere con la mamma e cominciare a vivere con un’altra donna è spesso traumatico, perché la fede nella trasmigrazione della zozzeria è più forte e resistente di quella in Babbo Natale. Per mantenere questa illusione, molti uomini fingono di non notare che la sporcizia in casa sta raggiungendo livelli di guardia, anzi, contribuiscono volontariamente al suo incremento per gioire segretamente del prodigio, un po’ come i bambini che mettevano il dentino sotto il cuscino per trovarci le cento lire il giorno dopo.