Ecco, scusate, no. Anche a costo di apparire una insopportabile moralista, molto rompicoglioni e fuori dal mondo, no. Non è vero. Non è vero che si è tutti ladri o zoccole, e che, in circostanze simili, si sarebbe tutti pronti a vendersi per un centone o una tartarughina. Come non è vero che tutti gli statali sono fannulloni, tutti i destrorsi cerebrolesi, tutti i sinistri spocchiosi radical chic, tutti i clandestini criminali. Non è vero che, in circostanze simili, tutti, invariabilmente, avrebbero scelto di comportarsi nel medesimo modo, rubando o facendo sesso in contropartita. Ci sono uomini che non rubano, non perché non hanno l’occasione giusta, ma perché eticamente lo ritengono scorretto; ci sono donne che non scambiano favori sessuali con favori di altro genere; ci sono persone, per dirla in breve, che non si prostituiscono, né letteralmente né in senso traslato, e decidono di vivere una vita onesta, con fatica, non svendendosi e accettando solo, se costretti, quei compromessi che si possono accettare senza perdere la propria dignità.
Crediamo nella libertà dell’individuo? Ecco, la libertà là si misura, nel saper dire no anche quando l’ambiente fa pressione nel senso opposto. La libertà consiste nel fatto che puoi decidere scientemente di compiere un reato (il latrocinio) o venderti per denaro o per ottenere appoggi, ma poi devi essere disposta/o a pagarne, come individuo, le conseguenze penali o morali. Non è che i meriti del successo possono essere tuoi, e la colpa dell’insuccesso invece della società, delle cattive compagnie o del momento storico.
Galatea docet. (via sweetpotatopie)
Chapeau.
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